OLTRECONFINE FESTIVAL
X° EDIZIONE – Valle Camonica e Sebino
7 aprile – 13 giugno 2024

Torna il festival: tra gli ospiti Sigfrido Ranucci, Michela Marzano, Mario Calabresi, Viola Ardone, Vittorino Andreoli e Francesca Fialdini

Dopo il successo dello scorso anno, OltreConfine Festival torna in Valle Camonica e Sebino per la sua nuova edizione, la decima. Un’edizione speciale, organizzata dall’Associazione Oltreconfine che si avvale come da consuetudine della direzione artistica di Stefano Malosso, che da aprile a giugno porterà nella vallata come da consuetudine il meglio del mondo culturale nazionale con un’attenzione particolare al mondo della letteratura.

Dopo l’anteprima dello scorso 2 febbraio, con l’incontro tutto hollywoodiano tenutosi a Darfo Boario Terme con Dante Spinotti, storico direttore della fotografia cinematografico autore di pellicole cult come “L’ultimo dei Mohicani”, “LA Confidential” e “Le cronache di Narnia”, il festival è ai nastri di partenza, coinvolgendo 12 amministrazioni comunali del territorio, gli enti territoriali e le imprese private con l’obiettivo condiviso di portare al centro la cultura e il dibattito pubblico, in una fase storica problematica che pone alla cittadinanza interrogativi e quesiti che richiedono una formulazione collettiva, una riflessione che dal piano individuale si faccia pubblica, grazie a scrittori, giornalisti, divulgatori e pensatori capaci di dare nuove parole e nuovi sguardi al nostro tempo.

Per questo speciale decennale, OltreConfine ha voluto avere accanto a sé anche alcuni storici ospiti delle prime edizioni, quelle voci che, quando il festival era ancora un cantiere tutto in divenire, lo hanno sostenuto e supportato, scoprendone le finalità e insieme ad esse scoprendo la vallata: così faranno ritorno a OltreConfine festival Michela Marzano e Claudia Durastanti, tra le voci più apprezzate della cultura nazionale, tradotte in tutto il mondo.

Novità assoluta nel decennale del festival è inoltre la collaborazione con il mondo della scuola, con la sezione dal titolo “Oltreconfine torna a scuola”: ogni anno il festival varcherà la soglia delle aule scolastiche degli istituti del territorio, portando alle studentesse e agli studenti una voce della cultura nazionale: per questo 2024, ad incontrare le studentesse e gli studenti del Liceo Golgi di Breno sarà il fotoreporter internazionale Fabio Bucciarelli, l’8 maggio 2024 alle ore 10.30 (l’incontro è riservato alle scuole).

A completare le novità di questa decima edizione, sono i nuovi canali comunicativi del festival, con l’attivazione di una newsletter che veicolerà tutti i contenuti del festival, e uno specifico canale Whatsapp, ricco di anteprime, curiosità e notizie sempre aggiornate sugli incontri.

La speciale locandina di questa edizione del festival, che vede un gruppo di bambini e di adulti camminare insieme con i loro libri sotto la pioggia, è firmata dall’illustratrice internazionale Beatrice Alemagna, che in un’opera inedita ha interpretato attraverso la propria sensibilità il tema dell’oltrepassamento del confine. Nata a Bologna, ha esposto a Milano, Roma, Parigi, Monaco, Lisbona, Tokyo e Kyoto. Ha pubblicato oltre quindici album presso i più importanti editori francesi, come Seuil, Autrement et Gallimard. Monde des livres, Elle, Vogue Italia, EpoK, Pages, la Repubblica le hanno dedicato servizi e ritratti. Ha collezionato riconoscimento nazionali e internazionali, tra cui due Premi Andersen e menzioni su prestigiose testate come il New York Times.

OltreConfine Festival, come da tradizione, coniuga la valorizzazione del territorio alla promozione della cultura: fondamentale è la partecipazione al progetto della Comunità Montana di Valle Camonica, accanto alla Provincia di Brescia e a quella di Bergamo e al Rotary Club Lovere Breno Iseo, accanto al gruppo di soggetti che sostengono il progetto, dai Main Partner Banca BCC Brescia, SA Finance, Edison, Comisa e Ama Communications, e gli Sponsor Febabo, Sol.Co, Limes Farm, Assocamuna, Aglio e Oglio, Valle Camonica Servizi, Pagina srl e Sati.

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero senza prenotazione, fino ad esaurimento posti.

GLI APPUNTAMENTI

SIGFRIDO RANUCCI - domenica 7 aprile BRENO

L’appuntamento di apertura è fissato per domenica 7 aprile alle ore 21 a Breno, dove al Teatro Giardino sarà ospite Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di “Report”, che parlerà del mestiere del giornalista a partire dal suo volume “La scelta” (Bompiani), in dialogo con Riccardo Venchiarutti. Insieme alla sua équipe di Report – programma televisivo amatissimo e odiato, uno dei baluardi del giornalismo d’inchiesta in Italia – Ranucci ogni giorno si dedica a vagliare informazioni, collegare eventi, ascoltare voci per decidere come raccontare le notizie che qualcuno vorrebbe rimanessero sotto silenzio. La forza di Report è nella semplicità della scelta: offrire ai cittadini il romanzo crudo dei fatti attraverso un rigoroso lavoro di ricerca, anche quando la strada è irta di pericoli che toccano le vite personali dei giornalisti. Per la prima volta Ranucci racconta il cammino che lo ha condotto sin qui nel volume La Scelta (Bompiani): lo fa scegliendo alcune inchieste fondamentali di cui svela i retroscena, ma anche evocando figure – come suo padre, atleta e finanziere di grande carisma, e il suo maestro Roberto Morrione, fondatore di Rai News 24 – che hanno forgiato in lui la capacità di portare fino in fondo ogni scelta: perché fare giornalismo sul campo significa prendere decisioni che cambiano per sempre il corso delle cose, in senso intimo e collettivo. Da queste pagine emerge l’autoritratto coraggioso di un uomo che, nonostante la pressione costante della realtà nei suoi aspetti più duri, non cede al cinismo, non smette di chiedersi e di chiederci: “Qual è la scelta giusta?”. E di trovare ogni volta la risposta, per rispettare la promessa che lo lega a un pubblico che ha ancora a cuore la legalità e la giustizia sociale.

FRANCESCA FIALDINI - 17 aprile COSTA VOLPINO

La terza tappa del festival ci porterà a Costa Volpino al Cinema Iride, dove il 17 aprile alle ore 21 ospite sarà Francesca Fialdini, autrice e conduttrice televisiva, celebre per i programmi RAI “Fame d’amore” e “A ruota libera”, in dialogo con il giornalista Mario Manca per parlare del suo volume “Nella tana del coniglio. Quando la lotta con il cibo diventa un’ossessione” edito da RaiLibri.Fialdini lavora in Rai dal 2005 come conduttrice e autrice, dedicandosi con particolare attenzione ad argomenti di attualità che hanno al centro le donne e i giovani: da cinque edizioni conduce su RaiTre “Fame d’amore”, programma pluripremiato dedicato al racconto di disturbi del comportamento alimentare e altre espressioni di disagio giovanile. Nel suo libro Fialdini racconta sei incontri intimi, a cuore aperto, con persone affette da disturbi del comportamento alimentare: sei colloqui delicati e potenti in cui le parole acquistano un valore centrale per riflettere i motivi nascosti di un dolore che trasfigura il corpo ma inizia chissà dove. Martha, Benedetta, Marco, Giulia e Anna ci invitano a guardare cosa c’è dentro la tana in cui sono caduti mentre rincorrevano un mito, un ideale di perfezione, un bisogno d’amore, una visibilità. Come Alice inseguiva il coniglio bianco, così ciascuno di loro inseguiva con tenacia un desiderio, senza accorgersi che la corsa cieca lo stava risucchiando dentro un vortice di ossessioni, dentro un buco senza luce. L’intento di questo libro è portare a chiunque una riflessione sull’uso delle parole quando raccontiamo di anoressia, bulimia, binge eating e altre declinazioni dei disturbi del comportamento alimentare, consapevoli che le parole creano le nostre relazioni, propongono un’immagine di noi stessi e danno forma – come un gioco di specchi – alle nostre ansie e paure più profonde.

CLAUDIA DURASTANTI - 3 maggio PIAN CAMUNO

L’ospite del quinto appuntamento sarà un’altra grande voce della letteratura italiana e internazionale, Claudia Durastanti, che il 3 maggio alle ore 21 nella suggestiva Chiesa di Santa Maria della Rotonda nel comune di Pian Camuno parlerà, in dialogo con Stefano Malosso, del suo nuovo, attesissimo romanzo “Missitalia” edito da La nave di Teseo, per un evento in collaborazione con la rivista Limina. Amalia è un’avventuriera lontana dai tumulti che agitano la nazione che sta per nascere; una donna dallo spirito irrequieto e temerario. Vive in una casa tra i calanchi lucani diventata un rifugio per ribelli in cerca diuna nuova vita, per ragazze selvatiche e uomini dalla forza mozzata. Quando arriva l’industrializzazione, la Fabbrica piomba nelle loro vite mutandone per sempre il destino. Negli anni del dopoguerra e della corsa all’energia, una giovane antropologa di nome Ada esplora la Basilicata del sortilegio e del petrolio mentre scopre diverse incarnazioni dell’amore. Muovendosi tra centri di potere e impianti d’estrazione, Ada si ritrova invischiata in un Sud perturbante che rivoluziona il corso della sua esistenza. Cento anni più tardi, la Lucania è diventata la base per la colonizzazione della Luna: da qui partono le navicelle dell’Agenzia Spaziale Mediterranea dirette al Mondo Nuovo. In questo insediamento avveniristico, si trova A, una donna solitaria e libera che ridà vita a oggetti non più desiderati. Nel suo passato c’è stato un marito, ma anche il bisogno di andare lontano; nel suo presente, la voglia di conciliarsi con l’idea della fine. Illuminato da lampi e accensioni improvvise, “Missitalia” è un romanzo che, di fronte alla Storia, sceglie di raccontarne una propria: è una feritoia sulle possibilità taciute o soltanto immaginate del tempo. Dopo il successo internazionale di La straniera, tradotto in 25 paesi, Claudia Durastanti torna con un romanzo percorso dalle figure magiche e sfuggenti di tre donne, unite da una rete di corrispondenze invisibili, tra epoche antiche e future, dentro a un Meridione che diventa Terra: quella d’appartenenza ancestrale e il pianeta che osserviamo da lontano, guardando tutto quello che potremmo essere, attraverso una scrittura oltre ogni confine.

MARIO CALABRESI - 14 maggio DARFO B.T.

Settimo appuntamento della rassegna sarà l’attesissimo arrivo di Mario Calabresi, giornalista e autore, che il 14 maggio al Centro Congressi di Darfo Boario Terme sarà in dialogo con Stefano Malosso a partire dal suo volume “A occhi aperti” edito da Mondadori, in una serata in collaborazione con la rivista Limina. Ci sono fotografie capaci di segnare un’epoca, di lasciare un segno, di sintetizzare mille parole. Immagini destinate a fissarsi per sempre nella nostra memoria e a costruire il nostro immaginario collettivo. Mario Calabresi, giornalista e grande appassionato di fotografia, ha viaggiato a lungo per incontrare gli autori discatti divenuti ormai iconici e farsi raccontare quali emozioni li avessero attraversati mentre fermavano sulla pellicola un pezzo di Storia. Il fotogiornalismo, come il giornalismo, è fatto di pazienza, dedizione e costanza. Per essere credibili bisogna andare dove i fatti accadono, per vedere, capire e testimoniare. Non può farlo chi si limita a osservare il mondo dall’alto, chi resta distante e distaccato, ma soltanto chi è pronto a calarsi anche nelle realtà più crude, chi si immerge nelle storie correndo rischi: lo sanno bene fotografi come Josef Koudelka, che ha documentato la Primavera di Praga del 1968, Don McCullin, testimone in Vietnam, Steve McCurry, che ha attraversato l’Afghanistan in macerie, Gabriele Basilico, che ha immortalato una Beirut distrutta dalla guerra civile, o Letizia Battaglia che ha mostrato al mondo la crudeltà della mafia. I fotografi incontrati da Calabresi hanno accettato di raccontare i momenti che li hanno definiti, dall’umanità dolente in fuga dai massacri ruandesi ritratta da Sebastião Salgado alle discriminazioni razziali testimoniate da Elliott Erwitt. Così il volume “A occhi aperti” diventa un affascinante viaggio nel quale Mario Calabresi attraversa non solo la fotografia, ma gli eventi che hanno fatto la Storia degli ultimi cinquant’anni, ancora oggi vividi e toccanti grazie a uomini e donne che hanno saputo cogliere l’attimo perfetto.

VIOLA ARDONE - 24 maggio CAPO DI PONTE

Il nono appuntamento sarà lo speciale evento con Viola Ardone, tra le più amate voci della nostra letteratura, che il 24 maggio alle ore 21 sarà ospite del festival nella meravigliosa Pieve di San Siro nel comune di Capo di Ponte, per un incontro a partire dal suo ultimo romanzo “Grande meraviglia” edito da Einaudi. Elba ha il nome di un fiume del Nord: è stata sua madre a sceglierlo. Prima vivevano insieme, in un posto che lei chiama il mezzomondo e che in realtà è un manicomio. Poi la madre è scomparsa e a lei non è rimasto che crescere, compilando il suo Diario dei malanni di mente, e raccontando alle nuove arrivate in reparto dei medici Colavolpe e Lampadina, dell’infermiera Gillette e di Nana la cana. Del suo universo, insomma, il solo che conosce. Almeno finché un giovane psichiatra, Fausto Meraviglia, non si ficca in testa di tirarla fuori dal manicomio, anzi di eliminarli proprio, i manicomi; del resto, è quel che prevede la legge Basaglia, approvatapochi anni prima. Il dottor Meraviglia porta Elba ad abitare in casa sua, come una figlia: l’unica che ha scelto, e grazie alla quale lui, che mai è stato un buon padre, impara il peso e la forza della paternità. «L’amore è incomprensibile, una forma di pazzia»: con la sua scrittura intensa, originale, piena di musica, nel romanzo “Grande meraviglia” Viola Ardone racconta che l’amore degli altri non dipende mai solo da noi: è questo il suo mistero, ma anche il suo prodigio. Dopo il successo internazionale di Olivia Denaro e Il treno dei bambini, il nuovo lavoro di un’autrice amatissima, un magnifico romanzo di formazione nel quale protagonista è il bisogno tutto umano di essere riconosciuti dall’altro, per sentire di esistere.

JENNIFER GUERRA - 28 maggio GIANICO

Undicesimo appuntamento del festival sarà l’incontro con Jennifer Guerra, il 28 maggio alle ore 21 a Gianico nel Teatro Parrocchiale, per un incontro a partire dal suo ultimo saggio “Il femminismo non è un brand” (Einaudi), in dialogo con Nadia Busato, per una serata realizzata in collaborazione con l’Associazione Donne e Diritti. Oggi a un’adolescente basta aprire Instagram per imbattersi in riflessioni femministe (o pseudofemministe), risparmiandosi la necessità di unirsi a un collettivo o a un gruppo di autocoscienza. Brand di abbigliamento si improvvisano femministi e producono magliette in serie con frasi inneggianti al girl power. Pagine social e piattaforme digitali graficamente accurate alternano post o storie motivazionali a inserzioni pubblicitarie. Innumerevoli servizi immateriali propongono corsi sull’empowerment, sulla valorizzazione femminile, su come rendere più women friendly il proprio business. Inoltre l’ossessione recente per le celebrity femministe promuove l’idea che un certo tipo di femminismo sia da mettere in soffitta per fare spazio a un femminismo nuovo, egemonico, che nasconde sotto il tappeto i pensieri più radicali e si fa portatore di valori positivi, anche se profondamente contraddittori.

Un femminismo addomesticato, affine agli interessi di politici e aziende, è davvero femminismo? Ma soprattutto questa versione mainstream è una variante del femminismo o una strategia del capitalismo? “Il femminismo non è un brand” è il nuovo saggio, acuto e tagliente, firmato dalla scrittrice e giornalista Jennifer Guerra, che ci mostra come la recente riemersione del soggetto politico femminista in un paradigma economico che non si fa scrupoli a capitalizzare i temi sociali in nome del profitto ci pone oggi di fronte a delle sfide nuove. Il primo nodo da sciogliere è se le aziende e i marchi si meritino il «patentino» del femminismo e il secondo, forse ancora più impegnativo da sbrogliare, riguarda l’influenza che la nuova postura della brand identity esercita sulla pratica femminista. Per tentare di dare una risposta a queste domande, è necessario capire come si è arrivati a questo punto.

VITTORINO ANDREOLI - sabato 13 aprile BIENNO

Seconda tappa del festival sarà quella di Bienno del 13 aprile, quando nella suggestiva Chiesa di Santa Maria Annunciata, tra gli affreschi del Romanino, ospite sarà il celebre psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli, in dialogo con Gabriele Dadati nell’incontro dal titolo “La ricchezza della semplicità”. Viviamo in un’epoca paradossale: più ci specializziamo, meno sappiamo fare. I nuovi percorsi di studio mirano a fornire competenze su settori fin troppo specifici, i lavori del futuro sembrano richiedere competenze profondissime e allo stesso tempo straordinariamente limitate. E così, giorno dopo giorno, perdiamo di vista sempre di più un saper fare universale, che richiede intelligenza, progettazione e, perché no, l’uso delle mani. Con il risultato che ci consegniamo inevitabilmente alla società dei consumi, da cui dobbiamo continuare a comprare, e ci sottraiamo alla società degli uomini, che è quella del costruire insieme. Vittorino Andreoli, psichiatra di fama mondiale, ha riflettuto a lungo su questi temi. E ha percorso a ritroso la storia dell’umanità fino a scoprire in che momento abbiamo davvero imparato a convivere, trovando nei muretti a secco – costruzioni umili, ma divenute Patrimonio Unesco – il simbolo di una sapienza creativa e di una socialità sana che oggi abbiamo disperatamente smarrito. Prima l’uomo era randagio, in continua lotta con la natura e con gli altri, poi su quel “fare con le mani”, antico e sempre nuovo, ha edificato la civiltà. Tenendo viva per secoli una capacità che è anche incontro, è vivere nel mondo. Nei tempi della smaterializzazione dell’esperienza e del distacco, della virtualità e del denaro come unico strumento di accesso al contesto, Vittorino Andreoli ci richiama alla nostra storia con lo sguardo lucido e la passione che contraddistinguono da sempre il suo percorso umano.

LIDIA RAVERA - domenica 21 aprile BORNO

Il quarto appuntamento del festival si sposterà a Borno, dove il 21 aprile ospite alle ore 21 nella sala congressi sarà la celebre scrittrice Lidia Ravera con il suo nuovo romanzo “Un giorno tutto questo sarà tuo” edito da Bompiani. Seymour ha quindici anni e ama definirsi un adolescente disturbato: niente social, non è bullizzato, non ha una squadra da tifare e neppure una ragazza da fotografare, insomma non esegue nessuna delle figure di danza previste per la sua età. La sua attività principale è spiare l’agitarsi del mondo adulto attorno a lui. La sua passione unica è scrivere, possibilmente senza diventare uno scrittore come l’ingombrante padre settantenne, “vanitoso, egocentrico e fasullo”, autore di successo e marito seriale. Quanto alle donne della sua vita, Anna, la prima delle ex mogli di Giovanni, è la preferita di Seymour, anche se potrebbe essere sua nonna. La seconda, Alison, è la madre biologica, e Seymour non la sopporta. La terza, un’ex tossica, è per lui un curioso modello di eterna adolescente. Mentre osserva i suoi adulti di riferimento, Seymour percepisce gli scricchiolii sinistri di un mondo che si va sgretolando, sia nel concreto alternarsi di siccità e tempesta sia nell’astratto degradarsi delle relazioni fra uomini e donne e di uomini e donne con il successo, il mito che ha soppiantato ogni altra credenza. Quando Giovanni, il vincente per eccellenza, sarà travolto da una tempesta di accuse infamanti, Seymour dovrà capire e spiegare, accusare e perdonare. In una parola: crescere. Ma che sapore ha l’umana avventura del diventare grandi in questo mondo minacciato e stanco? Che cosa si può lasciare a chi verrà dopo di noi? Dopo una fortunata serie di romanzi dedicati al terzo tempo, nel romanzo Un giorno tutto questo sarà tuo (Bompiani) Lidia Ravera ci spiazza assumendo la voce di un ragazzo: onesto fino alla crudeltà, feroce come gli innocenti, capace di intuire lo spirito del tempo e di trovare le parole giuste per evocarlo. E come di consueto Ravera ci fa innanzitutto sorridere, poi riflettere, e infine rabbrividire.

FABIO BUCCIARELLI - 8 maggio ANGOLO TERME

Il sesto appuntamento vedrà invece protagonista come da consuetudine la grande fotografia internazionale. L’8 maggio al Teatro Parrocchiale di Angolo Terme l’ospite sarà Fabio Bucciarelli, fotoreporter di fama internazionale, per un incontro sugli scenari di guerra che ha documentato negli ultimi anni, sul ruolo dell’occhio fotografico e della verità nel racconto del mondo, in dialogo con Luisa Bondoni per un appuntamento in collaborazione con il Circolo Fotografico di Pisogne. Fabio Bucciarelli è un fotografo, autore e giornalista italiano di fama internazionale, noto per i suoi reportage nelle zone di guerra e per le sue fotografie che narrano le drammatiche conseguenze umanitarie dei conflitti. Negli ultimi quindici anni, ha documentato rivoluzioni, guerre, carestie ed epidemie in diverse regioni del mondo, tra cui il Medio Oriente, l’Africa, l’Asia, l’Europa e le Americhe. Le sue immagini, contraddistinte da una profonda empatia e da un’estetica personale, lo hanno reso uno dei fotogiornalisti contemporanei più influenti. Bucciarelli ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui la prestigiosa Robert Capa Gold Medal per la copertura della guerra siriana, dieci premi Picture of the Year International, due World Press Photo, il VISA d’Or News, il Lucie Impact Award, il Prix Bayeux-Calvados for War Correspondents, due Sony Award. Nel 2019 è stato nominato Photographer of the Year da Pictures of the Year International. Oggi Bucciarelli collabora con testate internazionali come il The New York Times, Die Zeit, La Repubblica. Parallelamente alla sua attività fotografica, Bucciarelli lavora come reporter per i quotidiani e le riviste nazionali; dal 2009 scrive per Il Fatto Quotidiano. Oltre ai suoi lavori come fotografo e reporter, Bucciarelli cura mostre, ha ricoperto il ruolo di direttore artistico per musei, e conduce masterclass presso università e istituzioni. Fabio Bucciarelli è Ambassador Canon.

LUCA SOMMI - 20 maggio CEDEGOLO

L’ottavo appuntamento del festival vedrà protagonista il giornalista e autore Luca Sommi, che il 20 maggio alle ore 21 approderà al Museo dell’energia idroelettrica di Valle Camonica nel comune di Cedegolo, in dialogo con Massimo tedeschi, per un incontro dal titolo “La più bella. Perché difendere la Costituzione” (Baldini+Castoldi). È bella, giusta, poetica, gentile, generosa la nostra Costituzione. È scritta come una poesia ma è rigorosa, non ammette che la si contraddica. Considera tutti i cittadini e le cittadine uguali, dal più povero al più ricco, senza distinzione di sesso, di razza, di religione, di lingua, di orientamento politico, di condizioni sociali ed economiche. Per la nostra Carta costituente tutti devono avere pari dignità sociale e la legge deve essere uguale per tutti. E obbliga la Repubblica a rimuovere tutti quegli ostacoli che impediscano ai cittadini e alle cittadine di avere una vita dignitosa. Non dobbiamo avere paura di niente perché c’è la Costituzione a proteggerci. Luca Sommi è un giornalista e critico che da anni si occupa di politica, arte e letteratura: ha curato programmi televisivi per Rai e LA7, tra questi Servizio Pubblico di Michele Santoro, mentre oggi è autore di diversi programmi per la piattaforma Loft e per Nove, oltre a tenere un corso sul racconto alla Scuola Holden e a dirigere la rivista culturale online ifioridelmale.it. Nel libro “La più bella” Sommi firma un racconto sentimentale, nel quale ci porta passo per passo a scoprire la bellezza della nostra Carta fondamentale. Per amarla come merita. E per difenderla quando serve.

MICHELA MARZANO - 25 maggio PISOGNE

Il giorno successivo, 25 maggio, il festival si sposterà invece a Pisogne in un altro tesoro del patrimonio artistico del territorio, la Chiesa di Santa Maria della Neve, che ospita i celebri affreschi del Romanino decantati da Giovanni Testori e Pier Paolo Pasolini: ospite della serata sarà Michela Marzano, che terrà la lectio dal titolo “Cedere non significa consentire”. Quand’è, esattamente, che l’altro smette di ascoltare? Quand’è che non si viene più viste, che le nostre parole vengono ignorate, che il “no” viene letto come un “sì”, e che la persona che ci è accanto decide che siamo consenzienti anche se non abbiamo mai esplicitamente acconsentito oppure abbiamo sussurrato: “non ora”, “non qui”, “lasciami”? Il consenso nelle relazioni sentimentali non è come quello che si può dare a un atto medico. In ambito sessuale, non si tratta solo di dire sì o no, si tratta anche di poter (e voler) acconsentire, senza fermarsi al comodo involucro di una parola pronunciata in un preciso istante, come un oggetto che passa da una persona all’altra, qualcosa di strano, assurdo, che a tratti si può padroneggiare, ma a tratti può anche esserci strappato. Michela Marzano è professoressa di Filosofia morale, ha diretto il Dipartimento di Scienze sociali presso l’Università Paris V René Descartes. Si occupa dello statuto del corpo e della condizione umana nell’epoca contemporanea: dopo aver approfondito in particolare il rapporto tra etica e sessualità e le forme del potere biopolitico nelle organizzazioni aziendali, si è da ultimo dedicata alla questione dell’amore. Tra i suoi libri in italiano, Il diritto di essere io (Laterza), Non seguire il mondo come va. Rabbia, coraggio, speranza e altre emozioni politiche (Utet), L’amore che mi resta (Einaudi) e Idda (Einaudi) Il suo ultimo volume è Sto ancora aspettando che qualcuno mi chieda scusa (Rizzoli).

BARBARA BERNARDINI - 13 giugno PASPARDO

Il gran finale del festival è fissato per giovedì 13 giugno nella sala polifunzionale di Paspardo, dove ospite sarà la scrittrice Barbara Bernardini che, in dialogo con Elena Turetti, parlerà del suo libro “Dall’orto al mondo. Piccolo manuale di resistenza ecologica”, edito da nottetempo, per una serata all’insegna della natura e del rapporto, tutto da ricostruire, tra uomo e paesaggio. Un anno di coltivazioni, di tentativi e di sperimentazioni in un piccolo orto domestico: il libro Dall’orto al mondo (nottetempo) parte dall’arrivo della primavera, dalla preparazione del terreno per la semina, attraversa la progressione delle stagioni e si chiude con la fine dell’inverno, quando la vita torna al silenzio e al riposo, all’attesa per un nuovo ciclo. Ma non si tratta solo di un diario delle coltivazioni. Per quanto piccolo, l’orto di Barbara Bernardini, autrice che cura la newsletter Braccia Rubate che parla di orto e lune nuove, è il luogo dove si innestano riflessioni sulla crisi ambientale e climatica, e in cui irrompono i suoi effetti, ed è il luogo dove recuperare un legame con la terra, necessario per immaginare il nostro futuro. “Dall’orto al mondo” è un libro sincero e combattivo. Dedicato a chi ha un orto, a chi sogna di metterne su uno un giorno, a chi scoprirà di avere un pollice verdissimo e soprattutto a chi, pur provandoci, non riuscirà mai neppure a far germogliare un fagiolo nell’ovatta. A chi immagina “un campo liberato in cui ci sia spazio per aspettare che due nuvole lontane si incontrino spinte dal vento, per osservare il naso minuscolo di un neonato, per disegnare bozzetti di suddivisione degli ortaggi pianificandone la rotazione, finendo poi per perdere ogni pretesa progettuale e divagare in scarabocchi di foglie e fiori e rami che si allungano fuori dalle linee degli schemi e dai bordi delle aiuole, mescolando fra loro inizio e fine, estate e inverno, desideri che si spengono e realtà che sorprendono”.

Dieci anni come un battito di ciglia. Un pezzo di vita passato come un lampo, attraversato in cammino insieme al nostro pubblico, che di edizione in edizione ci ha seguiti, compresi, incitati. È così che quest’anno Oltreconfine festival arriva al suo decennale, un’edizione importante per il territorio della Valle Camonica e del Sebino con un calendario speciale, ricco come sempre di voci che saranno declinate al plurale, guardando alla narrativa nazionale ma anche alla saggistica, al giornalismo, alla divulgazione e alle arti visive, nell’intreccio tra discipline e saperi che sin dal primo anno rende OltreConfine un’esperienza unica. Davanti a noi si traccia dunque un traguardo importante, reso possibile come sempre dal lavoro di un gruppo di ragazze e ragazzi che con passione si mettono a disposizione per il territorio, e il supporto delle amministrazioni comunali, degli enti e delle aziende che credono nella cultura come scommessa vincente per agire nel presente e progettare in futuro. In una fase storica che ci vede continuamente attorniati da violenza e timori, mettere al centro della propria vita individuale e collettiva la cultura rappresenta per noi tutti un piccolo gesto di lotta, un segno di presenza nel proprio tempo, un pensiero interposto tra l’odio e la possibilità di guardare in avanti con speranza. Una parola, quella di OltreConfine Festival, che ci riunisce guardando al domani

Stefano Malosso

Direttore artistico, Oltreconfine Festival