!!! ATTENZIONE !!! L'ultima data di SAPPIAMO? - quella del 4 settembre al Museo della Stampa di Artogne con Christian Marazzi - è da considerarsi ANNULLATA a causa di indisponibilità dell'ospite
Un ciclo di incontri che interroga le comunità, un programma itinerante ideato dall’artista Stefano Boccalini e promosso in 10 Comuni dalla Comunità Montana di Valle Camonica
Sappiamo? È questa domanda il filo conduttore del ciclo di incontri che si apre venerdì 17 aprile alle ore 18 a Malonno e che si concluderà al Museo della Stampa di Artogne nel mese di settembre, dopo 10 tappe nelle residenze artistiche e nei centri di comunità della Valle Camonica.
Ogni incontro pone al centro della riflessione una domanda specifica: sappiamo imparare? Sappiamo ascoltare? Sappiamo condividere?…
A stimolare il confronto, viene chiamato, di volta in volta, un autore diverso, trasformando ogni incontro in un’occasione di ascolto, confronto e partecipazione.
Ne scaturisce un programma itinerante, un vero e proprio percorso di riflessione ideato e curato dall’artista Stefano Boccalini, direttore artistico di Ca’Mon (Centro di Comunità per l’arte e l’artigianato) di Monno, e promosso dall’Assessorato alla Cultura della Comunità Montana di Valle Camonica, con il sostegno operativo della Cooperativa Sociale Il Cardo di Edolo.
Il legame speciale che Stefano Boccalini ha instaurato con il territorio camuno lo ha portato a invitare in Valle Camonica autori a lui vicini, e al contempo autorevoli riferimenti nei rispettivi ambiti disciplinari, a dialogare, insieme a lui, con le comunità locali.
Si tratta di esponenti di primo piano del panorama culturale italiano, ciascuno chiamato a farci riflettere, a partire da una specifica domanda:
VALERIO ROCCO ORLANDO
(1978) è artista, ricercatore, docente. Ha conseguito un Dottorato di ricerca in Ingegneria dell’Architettura e dell’Urbanistica presso Sapienza Università di Roma. È fondatore e direttore della Scuola dei Sassi, un programma gratuito, interculturale e transpedagogico avviato in un immobile demaniale concessogli dal Comune di Matera per trent’anni. Dal 2019 insegna all’Accademia di Brera.
Attraverso pratiche che spaziano dai workshop alle videoinstallazioni, la sua ricerca assume l’arte come processo di analisi e conoscenza reciproca ed esplora l’osmosi tra istituzioni, territorio e sfera sociale.
Le sue opere sono conservate nelle collezioni permanenti di note istituzioni come A.M. Qattan Foundation, Ramallah; Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam, L’Avana; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; CSAC, Parma; GAMeC, Bergamo; La Galleria Nazionale, Roma; MACRO, Roma; MAGA, Gallarate; Mart, Rovereto; Museo del Novecento, Milano; MUSMA, Matera.
TIZIANA VILLANI
Filosofa. HDR. È associata all’Università Paris 8 UFR. Professore di Fenomenologia dell’arte contemporanea presso il Dipartimento di Visual arts and Curatorial studies e della NABA di Milano. È direttore delle Edizioni Eterotopia France e della collana/rivista Millepiani e Millepiani/Urban.
Tra le sue pubblicazioni: Athena Cyborg. Per una geografia dell’espressione: corpo, territorio, metropoli, Mimesis 1995; Gilles Deleuze. Un filosofo dalla parte del fuoco, Costa & Nolan, 1998; Psychogéograhies urbaines. Corps, territoires et technologies, Eterotopia, 2014; Il tempo della trasformazione, Manifestolibri, 2006; Ecologia politica, Manifestolibri 2013; Corpi mutanti, Manifestolibri 2018, Territori dell’infanzia. Sovvertire l’immaginario del presente, Orthotes, 2025
PASQUALE CAMPANELLA
Artista e docente, vive e lavora a Milano. Espone dal 1985 e nel 1987 fonda Wurmkos, con cui sviluppa pratiche di arte relazionale. Con Wurmkos ha esposto in numerosi musei e gallerie in Italia e all’estero, tra cui PAC e Triennale di Milano, MACRO di Roma, PAV di Torino, Museo del Novecento e Museo Morando a Milano; nel 2001 alla 49° Biennale di Venezia e alla Gwangju Design Biennale in Corea, nel 2011 alla 54° Biennale di Venezia su invito di Dora García nel Padiglione della Spagna.
Dal 2000 realizza progetti di arte pubblica e interventi nei luoghi di cura, sempre con Wurmkos. È cofondatore di Fondazione Wurmkos ETS nel 2011 e di Farmacia Wurmkos nel 2012, a Sesto San Giovanni (MI). Nel 2011 riceve il Premio Ciampi – L’Altrarte come fondatore di Wurmkos. Nel 2024 contribuisce alla nascita dell’Atelier del non Ancora a Latronico (PZ). Conduce laboratori e attività di formazione in ambito sociale ed è vicepresidente di STARE – Rete delle Residenze d’artista italiane.
GIANLUCA DE SERIO
(Torino, 1978), artista e regista, lavora insieme con suo fratello Massimiliano dal 1999. Negli anni hanno prodotto vari film, documentari, di finzione e sperimentali, che hanno partecipato ai più importanti festival di cinema nazionali e internazionali, aggiudicandosi numerosi premi. Tra le loro opere: Canone effimero (Menzione Speciale per il Berlinale Documentary Award, Berlinale 2025), Spaccapietre (Concorso Internazionale alle Giornate degli Autori, Venezia 2020), I ricordi del fiume (Selezione Ufficiale a Venezia 2015), Sette opere di misericordia (Concorso Internazionale al Locarno Film Festival 2011, dove hanno ricevuto il Premio Don Quixote e il Premio Giuria Giovani), Bakroman (Miglior Documentario al Torino Film Festival 2010). Candidati due volte ai David di Donatello per il Miglior Cortometraggio (Zakaria, 2006 e Mio fratello Yang, 2005), e vincitori del Nastro d’Argento Migliore Produzione (Zakaria, 2006); Migliore Sceneggiatura (Mio fratello Yang, 2005); Miglior Cortometraggio (Maria Jesus, 2004).
Con le loro installazioni hanno partecipato a numerose mostre collettive e personali, esponendo, tra gli altri, al MAXXI Roma, Macro Roma, Pac Milano, Fondazione Merz, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Gam Torino, Mambo Bologna, Whitechapel di Londra, Para/Site, Hong Kong, Fundacion PROA, Buenos Aires, documenta, Kassel, Manifesta, Trento. Insieme ad alcuni amici e collaboratori, hanno fondato nel 2012 Il Piccolo Cinema – Società di Mutuo Soccorso Cinematografico, nella periferia nord di Torino.
FRANCESCA COMISSO
È storica dell’arte, curatrice e docente all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Cofondatrice nel 1997 e ora presidente di a.titolo, primo collettivo curatoriale in Italia e tra le prime realtà a operare nello spazio pubblico, con il quale ha diretto il centro d’arte CESAC al Filatoio di Caraglio, curato residenze, progetti di ricerca e formazione, mostre e la realizzazione di oltre venti opere destinate alla collettività secondo il programma d’arte pubblica Nuovi Committenti.
Con Luisa Perlo ha curato progetti transdisciplinari al il Castello di Rivoli (2018-2021) e sta curando progetti per lo spazio pubblico con la Fondazione Merz e la Fondazione CRC. Ha insegnato allo IED Torino, alla NABA di Milano, all’Accademia Carrara di Bergamo, al Corso di Conservazione e Restauro dei Beni Culturali della Venaria Reale, a Ecodesign del Politecnico di Torino. È vice presidente dell’Archivio Gallizio, coautrice del Catalogo Generale di Pinot Gallizio, e di testi e mostre dedicati all’artista.
VINCENZO CASTELLA
(Napoli 1952). Tra il 1975 e il 1982 realizza Geografia Privata, fotografie a colori di interni domestici. Tra il 1976 e il 1980, negli Stati Uniti, sviluppa Hammie Nixon’s People, biografia semi-immaginaria di cantanti di blues, dedicato agli afroamericani, alla loro vita e all’architettura delle città del sud. Dal 1998 avvia una serie fotografica sugli edifici delle città europee. Le sue fotografie appaiono sempre più narrative: realizza vere e proprie ipotesi di attraversamento visivo della complessità del tessuto e dell’intreccio delle città, attraverso grandi stampe a colori; ricerca che si concentra su distanza e dislocazione. Città europee e territori in Palestina, diventano oggetto della sua indagine visiva. Dal 2006 realizza istallazioni tratte da negativi fotografici di grande formato: come Cronache da Milano.
Lontano da qualunque forma di evoluzione dello stile, il suo lavoro tende alla riduzione e alla sintesi del linguaggio.
Il suo lavoro è presente in numerose collezioni pubbliche e private, tra cui la Tate Collection di Londra. Ha inoltre partecipato a due Biennali di Architettura a Venezia e a tre mostre collaterali alla Biennale presso Palazzo Fortuny: Proportio, Intuition e Art-Tra.
MATTEO BALDUZZI
Architetto di formazione, lavora con l’arte pubblica e la fotografia, intesa come mezzo di relazione tra le persone, l’ambiente, la memoria individuale e collettiva. È il curatore del Museo Nazionale di Fotografia di Milano – Cinisello Balsamo, per cui fin dal 2005 ha curato progetti caratterizzati dal dialogo con i cittadini.
Dal 2018 è coordinatore della programmazione artistica, curando mostre di importanti autori italiani e di giovani artisti, con una particolare attenzione verso il tema dei luoghi. Tra queste Gabriele Basilico (Triennale Milano), Massimo Vitali (Palazzo Ducale Lucca), Viaggio in Italia (Parigi, Londra, Istanbul).
La collettiva Scenari Alpini, attualmente al MUNAF, è dedicata a nuovi modi di guardare e di vivere la montagna Lombarda.
Ha realizzato e curato progetti di fotografia partecipata in diversi territori e comunità in Italia.
Docente presso il Master in Photography and Visual Design di NABA e presso lo IED di Torino, è socio del centro no-profit per l’arte contemporanea Careof.
LUIGI COPPOLA
Artista, attivista e promotore di progetti nei campi dell’agroecologia, agricoltura sociale e processi partecipativi e di riappropriazione dei beni comuni. La sua ricerca si concentra su pratiche collaborative e partecipative, con azioni politicamente motivate che attivano immaginari collettivi a partire dall’analisi di contesti sociali, politici e culturali.
È coattivatore del movimento della Casa delle Agriculture di Castiglione d’Otranto, dove contribuisce alla direzione artistica di Notte Verde e sviluppa progetti come Parco Comune dei Frutti Minori e Scuola di Agriculture, una piattaforma che unisce agroecologia, pratiche artistiche e relazioni con diverse comunità.
Istanbul Biennale, 2021; Matera Capitale Cultura, 2019; Fondazione Merz Torino, 2018; BAK Utrecht, 2018; Kunsthaus Graz, 2017; Quadriennale Roma, 2017; Kumu Art Museum, Tallinn, 2017; Teatro Continuo, Milano, 2016; Parckdesign, Brussels, 2016; Athens Biennale, Athene, 2015; Kadist Art Foundation, Parigi, 2012; Steirischer Herbst, Graz (AU) 2012; Biennale Democrazia, Torino, 2009.
ANNA DANERI
Curatrice indipendente, è membro del board della Fondazione MERU. Ha curato con Lorenzo Giusti il progetto Nulla è perduto. Arte e trasformazione della materia (GAMeC, 2021-2022) ed è stata production manager di They Come to Us without a Word, mostra e performance di Joan Jonas per il Padiglione Stati Uniti della 56. Biennale di Venezia. Co-fondatrice di Peep-Hole, spazio indipendente attivo a Milano dal 2009 al 2016, ha curato, tra le altre, Claire Fontaine. La borsa e la vita (Palazzo Ducale Genova/ Galerias Municipais, Lisbona, 2019-2020). Ha partecipato a diversi progetti collaborativi transdisciplinari, tra cui MOBS. Mobilities, solidarities and imaginaries across the borders (Genova, 2025); Io sono confine/ I am border (Genova, 2023); TEU (Twenty – foot Equivalent Unit) (Genova, 2017) con On Public e DISFOR. È parte del collettivo di ricerca artistica transdisciplinare Corpi idrici e del Comitato Promotore dell’Archivio Atelier Pharaildis Van Den Broeck. Dal 2021 è co-direttrice artistica del festival Electropark e membro del board di Forevergreen.
FEDERICO RAHOLA
Insegna Sociologia dei processi culturali e Teoria dell’immagine all’Università di Genova. In passato ha insegnato in Finlandia e in Brasile. E’ autore di “Zone definitivamente temporanee. I luoghi dell’umanità in eccesso” (Verona 2003); “Chi decide. Critica della ragione eccezionalista” (Verona 2011) e “Forme della città. Sociologia dell’urbanizzazione” (Milano 2015), entrambi insieme a Massimiliano Guareschi; e di “Underground Europe: along migrant routes” (Londra 2022, con Luca Querirolo Palmas).
I suoi lavori si concentrano essenzialmente sui confini, i territori, i paesaggi e i passaggi. Attualmente è impegnato in una ricerca europea sulle rotte di chi migra o fugge, che lo ha portato in Egitto, e in Senegal.
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CHRISTIAN MARAZZI
Dopo essersi laureato in Scienze Politiche presso l’Università di Padova, ha conseguito un dottorato in Scienze economiche presso la City University di Londra. I suoi campi di ricerca privilegiati sono la teoria monetaria, l’evoluzione dei mercati finanziari e le trasformazioni del mondo del lavoro, ambiti ai quali ha dedicato diversi lavori di studio. Ha insegnato in diverse università, dall’Università di Scienze politiche di Padova alla State University di New York, dalle Università di Losanna e di Ginevra alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi).
Tra le sue pubblicazioni principali, si ricordano Il posto dei calzini. La svolta linguistica dell’economia e i suoi effetti sulla politica (1994); E il denaro va (1998); Capitale & Linguaggio (2002); Finanza bruciata (2009); Il comunismo del capitale (2010); Diario della crisi infinita (2015); Che cos’è il plusvalore (2019); La gratuità si paga (2022)
In un tempo in cui tutto sembra richiedere certezze immediate, Boccalini restituisce valore alla domanda come strumento di conoscenza e relazione, riportando al centro la capacità di interrogarsi come pratica collettiva e necessaria.
Il progetto nasce da un’opera di Boccalini, che prende forma a partire da una riflessione profonda sul rapporto tra la sua pratica artistica e lo spazio pubblico: non più solamente il luogo della rappresentazione e della partecipazione, ma anche uno spazio in cui l’opera non si limita a dialogare con l’ambiente che la ospita, ma ne modifica la percezione, trasformandolo in un luogo in cui porsi e porre domande capaci di farci spostare lo sguardo per comprendere meglio la realtà che ci circonda.
Un’opera composta da una serie di domande che prendono corpo, che diventano materia: realizzate in ferro, sono domande che ci interrogano sul rapporto che abbiamo con il contesto in cui viviamo e che ci vogliono far riflettere sul modo in cui ci muoviamo all’interno delle nostre esistenze: un invito a metterci in discussione. Attraverso queste domande, lo spazio pubblico diventa così un luogo dove ripensare le nostre relazioni e dove costruire nuove, possibili strategie di coabitazione.
Questo percorso ci apre a relazioni e a confronti che faranno maturare le comunità, e che ci preparano al meglio anche per i prossimi appuntamenti per l’elaborazione del dossier di candidatura della Valle Camonica a Capitale Italiana della Cultura per il 2029.









