Una ricerca, alcuni interventi di restauro, una pubblicazione e un convegno: sono gli esiti del progetto promosso dalla Comunità Montana di Valle Camonica che ha censito le numerose santelle, sacelli e dipinti murali del territorio camuno.

La Comunità Montana di Valle Camonica, nell’ambito del Piano Integrato per la Cultura “COSTRUIRE VALORE” finanziato da Regione Lombardia, ha promosso un progetto di valorizzazione delle moltissime santelle, sacelli e dipinti murali che ospita all’interno del suo territorio. Un patrimonio storico, artistico e culturale di rilevante importanza, testimone di una sensibilità religiosa e sociale della tradizione, fatta di opere piccole ma significative e diffuse nelle campagne e lungo i sentieri camuni. Un patrimonio definito “minore”, che negli ultimi anni non ha ricevuto attenzioni adeguate, troppo spesso trascurato e lasciato al proprio destino, e che invece merita di essere promosso e valorizzato come un importante patrimonio collettivo.

Il progetto, promosso dall’Assessorato alla Cultura della Comunità Montana, ha potuto vantare la collaborazione di importanti professionisti del settore, quali la storica dell’arte Virtus Maria Zallot, il restauratore Giordano Cavagnini, l’architetto Attilio Cristini, l’ingegnere e architetto Pietro Castelnovi e lo storico locale Francesco Inversini, che hanno composto il Comitato scientifico di progetto, organo di coordinamento e gestione delle varie fasi progettuali e attuative.

Il progetto inizialmente ha previsto un’azione di catalogazione e schedatura, manuale ed informatizzata, dei più rilevanti manufatti presenti nel territorio della Bassa Valle Camonica: tale iniziativa, coordinata dall’ing. Pietro Castelnovi e realizzata sul campo da un gruppo di giovani ricercatori locali, è stata inserita nel solco del lavoro di rilevazione già avviato e pubblicato precedentemente da Francesco Inversini.

Tra le opere schedate, sono state selezionate, secondo criteri di rilevanza, urgenza e opportunità, sei santelle, che sono state sottoposte a dei piccoli interventi “esemplari” di restauro e conservazione, principalmente per fermare l’avanzamento del deterioramento a cui erano interessate. Gli interventi, realizzati da esperti professionisti e supervisionati dai componenti del Comitato scientifico, hanno saputo ridare valore alle opere rendendo così godibile la loro fruizione. 

In seguito, lo storico Francesco Inversini ha potuto completare il quadro del censimento dei manufatti, operando la rilevazione sul territorio della Media e Alta Valle Camonica, da Braone a Corteno Golgi e Ponte di Legno.

L’intero progetto di censimento è confluito nel volume Santelle, edicole e dipinti murali della Media e Alta Valle Camonica che ci restituisce la grande abbondanza di manufatti che compongono questo notevole patrimonio, la loro rilevanza storica e a volte anche artistica. Affreschi, dipinti, monumenti disseminati in tutta la valle che oggi sono un’importante testimonianza storica e possono rappresentare una risorsa culturale e turistica per il futuro.

A conclusione di questo percorso, per informare sugli esiti del progetto e le sue fasi attuative, è stato organizzato un convegno presso il Palazzo della Cultura di Breno per il giorno Sabato 4 maggio con inizio alle ore 10,00. Alla presenza dei responsabili scientifici si analizzeranno gli aspetti tecnici e le criticità che hanno caratterizzato il percorso di valorizzazione del patrimonio diffuso. All’incontro parteciperanno esperti di settore, amministratori locali, e rappresentanti di associazioni e istituzioni del territorio.

“Il Patrimonio diffuso della Valle Camonica è stato un progetto ambizioso – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura della Comunità Montana, Massimo Maugeri – che, con la collaborazione di tanti esperti ha avviato un metodo per il recupero e la valorizzazione dell’intero patrimonio culturale della Valle dei Segni, ponendo l’accento su un patrimonio “nascosto”, quasi dimenticato. L’obiettivo è sempre quello di prendere coscienza della grande rilevanza di questa eredità culturale che può diventare una risorsa per il territorio, di cui siamo chiamati ad essere custodi attivi”.