Presentazione

Caro amico Lei ha in mano qualcosa di sacro, un libro che riunisce le ultime parole di 260 Caduti di Valle Camonica inviate alle persone care.

Sono state tratte dalla raccolta Carteggi della Prima Guerra Mondiale costituita all'Archivio di Stato di Brescia ad opera del dott. Giuseppe Bonelli e del direttore Fabio Glissenti i quali, a partire dal 1916, interessarono comuni, parrocchie, famiglie e quali volessero collaborare distaccandosi dai ricordi così cari dei loro giovani morti sulle quali sono stilate parole di amore, speranza, coraggio, forse le ultime e comunque sentimenti sempre troppo intimi e riservati.

Tuttavia le affidarono ad un ente pubblico ed oggi le abbiamo tra mano doppiamente sacre e cariche di significati e di messaggi che vanno oltre l'oggetto e il contenuto. Queste carte le hanno compilate uomini stravolti dalla paura, dalla tensione e dalla fatica nei momenti di tregua, sempre in attesa della morte probabile... come si vede dalle lettere, maneggiavano con fatica la matita, ma piegarono la lingua italiana (sconosciuta ai più, ma divenuta lingua comune della trincea per capirsi e sostenersi) e con grafia incerta la adattarono sulla carta con inflessioni e termini dialettali utili a comunicare con quelli che trepidavano a casa.

I nostri soldati contadini fecero anche delle scoperte: esistevano una lingua e strumenti insoliti per comunicare e sopravvivere nel cuore delle persone care; ogni giorno usavano le più recenti scoperte della scienza e della tecnica per distruggere ed uccidere, che invece là, in paese, avrebbero potuto servire, se adattate, a sollevare la loro vita grama e ignara di scienze, lingua, sacri confini, ecc.

Non mi addentro in alcuna analisi, perché noi curatori di questa edizione abbiamo primariamente inteso di offrire a Lei, gentile lettore, la possibilità di capire con mente e cuore benevoli e commossi gli affetti, la speranza, la volontà di non far pesare la loro tragedia suggerendo invece pensieri e azioni della quotidianità domestica, perché le loro donne, i ragazzi, gli anziani si preoccupassero solo di vivere...

Purtroppo mancano gli scritti di risposta che arrivarono sebbene condizionati da fattori eccezionali e dalla censura perché ogni lettera, in arrivo e partenza, era verificata e si cancellavano con inchiostro parole e righe ritenute pericolose se cadevano in mano ai nemici. I Caduti conservavano quelle carte e le portavano sul cuore e qualche amico o cappellano sopravvissuti le raccolsero e conservarono; se oggi fossero recuperate in qualche archivio o solaio, alimenterebbero rivoli di umanità indispensabili per irrigare il deserto in cui siamo sperduti.

Emergono percorsi di un'ufficialità formalista, feroce, ma talvolta però anche umana verso i soldati contadini; là in trincea c'era pietà per le sofferenze e i lutti, si percepiva la guerra come spreco di vite e di cose, incombeva il senso di precarietà dell'esistenza. Dalle carte sono assenti la dimensione sonora dei bombardamenti, l'orrore dei combattimenti, il pianto dei feriti... ma si colsero sebbene intrappolati nel filtro di parole che nulla concedono alle emozioni.

In parte dipese dalla censura che poteva cestinare l'intero scritto, ma prima di tutto non si volevano turbare le persone care e poi al fronte c'erano uomini con scarse risorse letterarie perché quelli che conoscevano addirittura il vocabolario, erano imboscati, in affari e, dopo, ordinarono monumenti, lapidi, feste per la vittoria...

Caro amico, leggendo queste pagine ha uno strumento utile per interpretare anche le guerre attuali dove, anche l'Italia, da quasi 20 anni, spedisce soldati e armi, con finalità umanitarie!

Il presenteè materiale consistente, ma per quanti desiderano continuare le ricerche, ne esiste altro, nelle parrocchie, in quanto molti soldati scrivevano al loro parroco il quale nel caso di tragiche notizie le partecipava alle famiglie come componente dell'apposita commissione.

Molto materialeè conservato nell'archivio di don Sina.

La nostra scuola di adulti avventurati nella ricerca storica, ha lavorato attorno a queste carte, fiduciosa di poter offrire un po' di umanità alle prossime commemorazioni della Grande guerra, ma specialmente per indicare ai ragazzi e giovani (forse non allenati al lavoro esigente della ricerca) che anche la più umile espressione di pensiero, come queste lettere,è importante per capire cosa sono la libertà, la pace, l'amore, la famiglia... e apprezzarle.

Questo libro si integra ed arricchisce di significati accanto ai monumenti e alle iscrizioni esistenti in ogni paese, comparando queste parole con i musei della Grande guerra, i camminamenti e le trincee delle nostre montagne, con immagini e scritti oggi reperibili in quantità nei siti che le tecnologie più moderne propongono, in questo ora inclinate a vie di pace.

 

Prof. sac. don Gianni Donni
direttore e responsabile del “Corso di avviamento alla ricerca storica”

 

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