Il Patrimonio Culturale

La Valle Camonica è un territorio di racconti:
per migliaia di anni gli uomini hanno lasciato qui,
sulla pietra di queste montagne,
il segno della loro presenza,
di un passaggio,
di un incontro.

>>> Valle Camonica, un territorio d’incontri (ITA – ENG)

 

Il Sito Unesco n.94 “Arte rupestre in Valle Camonica”

La Valle Camonica è conosciuta in tutto il mondo per il suo inestimabile tesoro di incisioni rupestri, da quando nel 1979 è entrata nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco, primo Sito italiano in assoluto. Ad oggi sono oltre 250.000 le immagini incise rilevate e studiate dagli archeologi, e moltissime sono ancora da scoprire: le incisioni infatti si incontrano lungo l’intera Valle, in più di 180 località diverse (con una maggiore concentrazione nell’area di Capo di Ponte), e possono essere visitate nei parchi archeologici e nel MuPre – Museo Nazionale della Preistoria.

*Dal 2006 il Distretto Culturale ha istituito il GIC – Gruppo Istituzionale di Coordinamento del tavolo di lavoro Unesco della Valle Camonica, per collaborare alle attività di tutela, conservazione, valorizzazione e promozione turistica e culturale del patrimonio archeologico.


PER APPROFONDIRE

>>> vallecamonicaunesco.it

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>>> Guida Sagep – Arte Rupestre della Valle Camonica (ITA)
>>> Guida Sagep – Rock Drawings in Valle Camonica (ENG)

Castelli, torri, pievi e borghi medievali

Il Medioevo in Valle Camonica è stato un periodo tutt’altro che buio e ha lasciato al territorio testimonianze suggestive e affascinanti nelle torri e nelle architetture ricche di storia (e storie) dei borghi e soprattutto nei luoghi simbolo del potere secolare e spirituale. A Breno, Cimbergo e Gorzone di Darfo troviamo ancora tre castelli e fortificazioni perfettamente conservati a testimonianza delle dinastie che dominarono la Valle Camonica, mentre nell’area di Capo di Ponte meritano attenzione due antichissimi esempi di romanico lombardo: la Pieve di San Siro e il Monastero di San Salvatore.

PER APPROFONDIRE
>>> turismovallecamonica.it/arte-medievale

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>>> Castelli, borghi e pievi in Valle Camonica

 

Il Da Cemmo e la sua scuola

Giovanni Pietro Da Cemmo è uno dei più celebri artisti attivi durante il Rinascimento in Lombardia. Molte in tutta la Valle Camonica le testimonianze del suo stile goticheggiante di stampo lombardo-veneto: a Pisogne (Chiesa di Santa Maria in Silvis), Piancogno (Santuario dell’Annunciata), Esine (Chiesa di Santa Maria Assunta) e Bienno (Chiesa di Santa Maria Annunciata).

PER APPROFONDIRE
>>> turismovallecamonica.it/da-cemmo

Le "Capèle" di Beniamino Simoni

A Cerveno, piccolo borgo della media Valle Camonica, troviamo un’affascinante Via Crucis – unica nel suo genere – custodita nelle nicchie (o Capèle) del Santuario che domina l’abitato. Si tratta di 198 sculture lignee realizzate dall’artista Beniamino Simoni (e dalla sua bottega) tra il 1752 e il 1764. La peculiarità che salta subito all’occhio è la forte carica drammatica ed espressiva dei soggetti ripresi, dai tratti assolutamente realistici e popolani, talvolta grotteschi, proprio come in Romanino, in netta contrapposizione con i personaggi di Gesù e delle pie donne, che invece recano lineamenti delicati e classici. Alla Via Crucis del Simoni è strettamente collegata la tradizione popolare della Santa Crus, una processione che ha luogo ogni dieci anni e coinvolge l’intera comunità che vi partecipa ritualmente a vario titolo (tra figuranti, scenografi, sarti e realizzatori delle tipiche “infiorate” realizzate con cartapesta).

Per salvaguardare la conservazione delle statue di Beniamino Simoni è stato avviato “Per le Capele”, un progetto di raccolta fondi per il restauro di 10 stazioni della Via Crucis del Santuario di Cerveno. Sostienilo anche tu!

PER APPROFONDIRE
>>> capeledicerveno.it
>>> perlecapele.it
>>> turismovallecamonica.it/via-crucis-simoni
>>> valledeisegni.it/santacrus

La Guerra Bianca in Adamello

Durante la Prima Guerra Mondiale tra le truppe del Regno d’Italia e quelle dell’Impero austro-ungarico si combatté la Guerra Bianca, così chiamata perché avvenuta fra le vette dell’Adamello, ad oltre 3.000 metri di quota. Di quel conflitto drammatico rimangono oggi il Museo della Guerra Bianca, custode di storie, documenti e reperti, e le trincee e i sentieri fortificati dei luoghi dei combattimenti, che continuano a restituire testimonianze. Tra le tante storie di questo periodo quella di Carlo Emilio Gadda, giovane volontario alpino di stanza a Edolo, che qui scrisse parte del suo Giornale di guerra e di prigionia.

PER APPROFONDIRE
>>> museoguerrabianca.it
>>> turismovallecamonica.it/sulle-tracce-della-guerra-bianca

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>>> La Guerra Bianca di Carlo Emilio Gadda – Guida

Valle Camonica Romana

In piena epoca augustea (a partire dal 16 a.C.) la Valle Camonica venne conquistata da Publio Silio Nerva e conobbe un rapido processo di romanizzazione, come attestano i numerosi ritrovamenti lungo la Via Valeriana, importante arteria di collegamento tra Brixia (Brescia) e l’arco alpino. Per la sua posizione strategica Cividate Camuno (ossia la Civitas Camunnorum) divenne capitale della Valle Camonica romana, ed è proprio in quest’area che è possibile trovare la più alta concentrazione di testimonianze dell’epoca, con il Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro, il Santuario di Minerva e il Museo Archeologico Nazionale della Valle Camonica, sorto nel 1981.

PER APPROFONDIRE
>>> museoarcheologico.valcamonicaromana.beniculturali.it/

La Leggenda di Carlo Magno nel Cuore delle Alpi

Una leggenda tramandata da alcuni manoscritti e da successive edizioni a stampa, documentate a partire dal XIV secolo, racconta il passaggio di Carlo Magno in Valle Camonica, da Bergamo alla Val Rendena.

Sconfitti i signori locali, forzatamente convertiti alla fede cattolica, Carlo Magno avrebbe segnalato e celebrato le tappe del vittorioso itinerario facendo erigere una serie di chiese e dotandole di consistenti indulgenze.

La Leggenda di Carlo Magno nel Cuore delle Alpi è uno dei progetti del Distretto Culturale di Valle Camonica che, a partire dal leggendario itinerario e dalle sue relazioni con il territorio e la sua storia, attiva iniziative di valorizzazione e promozione turistico-culturale.

PER APPROFONDIRE:
>>> turismovallecamonica.it//la-leggenda-di-carlo-magno
>>> Guarda il documentario

La rivoluzione rinascimentale del Romanino

Negli anni ’40 del Cinquecento Girolamo Romani, detto Romanino, era un artista già affermato e noto per avere magistralmente affrescato il Duomo di Cremona, il Palazzo del Buon Consiglio di Trento e alcune tra le più celebri chiese di Brescia. Ma fu in Valle Camonica che raggiunse le vette più alte della sua carriera e delle sua poetica: fu qui che maturò il suo distintivo stile anticlassico e antiaulico, la sua vivissima capacità di portare la quotidianità di gesti, espressioni e costumi nei soggetti rappresentati, con tutta la forza di una spiritualità diretta in grado di emozionare e coinvolgere il popolo. Incontriamo le testimonianze più alte di questa poetica lungo la cosiddetta “Via del Romanino” che si snoda tra Pisogne (Chiesa di Santa Maria della Neve), Bienno (Chiesa di Santa Maria Annunciata) e Breno (Chiesa di Sant’Antonio).

PER APPROFONDIRE
>>> turismovallecamonica.it/il-romanino
>>> cielivibranti.it/festival/i-volti-del-romanino-rabbia-e-fede

Sculture d'artificio, gli altari barocchi della Valle Camonica

Nelle chiese dell’alta Valle Camonica sono presenti notevoli testimonianze di altari barocchi lignei realizzati intorno alle metà del XVII secolo. Le “sculture d’artificio” sono le sculture qui presenti, metaforiche esplosioni di forme che manifestano la straordinarietà del sacro con l’intento di stupire e emozionare chi le guarda. Tra i maestri del genere: Giovanni Battista Ramus e i suoi figli (Pietro e Giovanni Domenico), Giovanni Battista Zotti e Giovanni Giuseppe Piccini.

PER APPROFONDIRE
>>> turismovallecamonica.it/sculture-dartificio

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>>> Sculture d’artificio – Altari barocchi in Valle Camonica

Franca Ghitti, la Signora dell'arte contemporanea

Franca Ghitti è stata la più grande artista contemporanea della Valle Camonica e il suo percorso artistico è profondamente legato alle radici culturali della sua terra natale. A partire dai materiali distintivi di questo territorio – come il legno, il ferro e la pietra – utilizzati come alfabeto di un linguaggio nuovo che affronta la rilettura inedita di aspetti etno-antropologici, rituali e comunitari della Valle Camonica. Nell’ultimo periodo della sua vita Ghitti ha collaborato con il Distretto Culturale che, oltre a mostre e pubblicazioni, le ha dedicato un itinerario alla scoperta delle tante testimonianze di arte pubblica disseminate in tutta la Valle.

PER APPROFONDIRE
>>> fondazionearchiviofrancaghitti.com
>>> turismovallecamonica.it/franca-ghitti

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>>> Franca Ghitti – Opere pubbliche in Valle Camonica